image
FOLK SONGS di LuciAlNeon - italian PDF Print E-mail
Reviews & Quotes - Press Reviews
Monday, 28 April 2008
Plunkett – “FOLK SONGS” (2008)
Recensione di Giovanni - LuciAlNeon

Perché far uscire un album folk nel 2008?
Possono esserci moltissime ragioni, forse le stesse per le quali in america esiste ancora il country, forse perché c’è ancora gente che fa punk\hardcore prendendo appuntamenti su un calendario del 1982.
La ragione in realtà è molto più semplice: Folks songs non è, propriamente, un album folk. Non è neanche un album neofolk (Current 93, Death in June, Ain Soph Aur…) né si può inserire nel confuso filone del New Wierd America (Cocorosie, Anthony and the Johnsons).
I Plunkett evidentemente consci dell’attualità della domanda rispondono nella prima strofa di “Folk songs song”, in realtà la canzone più “folk” dell’album:
Folk songs can tell us tales about the times we live
And help remind us of what’s passed
To our sons we can leave some signs
So like our fathers we might last

Una riflessione sul passato? Ma se è tale non può che partire dal presente, e nel movimento natura-cultura di cui sapeva molto il romanticismo tedesco l’unica cosa che sembra rimanere è il contenuto. Se la Intro può ingannarci o forse rassicurarci con le sue chitarre acustiche la seconda traccia (Flies) già ci porta in atmosfere brit-pop vicine ad alcuni Blur.
Folk, pop: se folk deriva dal tedesco ‘volk’ (popolo) e ‘pop’ sta per ‘popular’ già capiamo la ragione dell’uscita di “Folk songs”, ultima fatica di Lara&Ian, i Plunkett.
Se il tempo passa, i tempi cambiano, “In this broken church of soulless songs” anche la musica che vuole dirsi “popolare” deve accedere a un nuovo piano formale, questo mi sembra il grande merito del duo e la provocazione che ci propongono. Ma ancora: la novità dei Plunkett sta nell’aver cercato di riprendere una forma “cannibalizzata” dal mostro capitalista per riproporne il suo messaggio originale: “The emperors’ new clothes / Do they blind you?”(The emperors new clothes)
Non si confonda per “pop” quel melenciume di amore-qui-amore-là cui siamo stati abituati! La musica si rifà a una certa tradizione ormai legata alla mistificazione, ma i testi dichiarano un certo antagonismo: sia Flies sia Thought police si scagliano contro l’ipocrisia e controllo di chiesa e media, New day sembra riprendere un discorso lasciato un po’ in sospeso nel precedente album “14 Days”, dal “I know I can’t change the world” al “I learnt reason / Is where it’s at / I still get the blues but / I keep coming back” capiamo l’evoluzione ma soprattutto la freschezza che porta il nuovo lavoro: un nuovo giorno davvero!
''14 Days'' era un album apprezzabile, molto intimista, ma anche piuttosto cupo e lento. “Folk songs” rimane un album intimista ma nel senso che porta la traccia del soggetto, a volte cupo e lento (A sheep tale) ma brillante: cambi di voce, tempo, inserti elettronici. Sweat in questo senso mi sembra un ottimo esempio della sintesi di critica sociale “folk” e ritmo “brit-pop”, ammesso che queste distinzioni abbiano ancora un senso “Integrity whores!”. Di traccia in traccia l’album non perde né ritmo né carica e l’ultima “We’re the ones in the sun” potrebbe benissimo figurare dopo l’intro.
Al di là di tutte le riflessioni che può suscitare l’ultimo lavoro dei Plunkett è un album valido, piacevole, il frutto di un lavoro la cui serietà è ripagata dall’ascolto.


Recensione di Giovanni - LuciAlNeon
 
< Prev   Next >